Proiezione del film di Nicola Bonaiti – la scalata al Lhotse.
A seguire dibattito tra Nicola e Alberto Cancian

Nicola Bonaiti
Nato nel 1968 vivoea Teolo (Colli Euganei), sposato, tre figlie di 14, 12 e 10 anni, terranova e malamute in famiglia.
Amante della natura, degli animali e vegetariano convinto.

Appassionato di rugby da ragazzo e di montagna ora.

Salite più belle nelle montagne di casa:

  • 1997 M. Triglav
  • 1998 Grand Combin
  • 2002 Dent d’Hèrens
  • 2002 M. Bianco
  • 2008 Pizzo Bernina – cresta Biancograt
  • 2008 M. Rosa – cresta Signal
  • 2010 M. Rosa – Nordend

Salite extra europee:

  • 2001 Ecuador – tentativo al Cotopaxi (5.897 m)
  • 2005 Ecuador – Cotopaxi (5.897 m) e Chimborazo (6.310 m) + tentativo al Cayambe (5.790 m)
  • 2006 Argentina – Aconcagua (6.962 m)
  • 2007 Alaska – Denali-McKinley (6.194 m)
  • 2009 Kazakistan – Pik Chapaev (6.135 m) + tentativo al Khan Tengri (7.010 m) (C3 5.900 m)
  • 2011 Tanzania – Kilimanjaro (5.895 m)
  • 2012 Russia – Elbrus (cima est 5.621 m, cima ovest 5.642 m), traversata
  • 2012 Cina – Muztagh Ata (7.546 m)
  • 2013 Nepal – tentativo al Manaslu (8.163 m) (C4 7.450 m)
  • 2014 Tibet – Cho Oyu (8.201 m)
  • 2016 Kirghizistan – Pik Lenin (7.134 m) + tentativo al Khan Tengri (7.010 m) (C2 5.600 m)
  • 2017 Nepal – Lhotse (8.516 m) + Island Peak (6.189 m)

Film:

  • 2008 – Denali
  • 2010 – Khan Tengri
  • 2011 – Pelmo
  • 2011 – Kilimanjaro
  • 2012 – Elbrus
  • 2013 – Manaslu
  • 2015 – Cho Oyu
  • 2017 – Pik Lenin + Khan Tengri
  • 2017 – Muztagh Ata
  • 2018 – Lhotse in montaggio

Dopo l’esperienza da solo sul Pik Lenin e sul Khan Tengri del 2016 stavo immaginando una nuova salita “solitaria” a un altro 7000 in Tagikistan, il Pik Comunism.
In alternativa però si è concretizzata una possibilità molto allettante:
Mario Vielmo, forte alpinista vicentino al suo decimo 8000, stava organizzando per la primavera 2017 il suo terzo tentativo al Lhotse, la 4^ montagna della terra; con lui il compagno delle ultime spedizioni Sebastiano Valentini, forte alpinista della Val di Fassa.
Ne avevamo parlato e, se volevo, mi aveva proposto di unirmi a loro.
Conoscevo Mario da tempo, ma mai avevamo fatto qualcosa insieme in montagna. Non conoscevo per nulla Sebastiano.
L’idea era allettante, certo, ma avevo anche molti dubbi:
– andare via con due compagni non “collaudati” poteva rappresentare un rischio;
– la via di salita è in gran parte comune a quella dell’Everest e per questo può essere molto affollata;
– l’altezza e l’impegno della montagna erano notevoli, e avevo ovviamente dubbi sulle mie possibilità.
Dopo lunghe riflessioni a casa con mia moglie Michela, la mia prima sostenitrice, abbiamo deciso che l’occasione era di quelle da non perdere.
Poi si è aggiunta un’idea: perchè non coinvolgere lei e le 3 nostre figlie per il trekking fino al campo base?
Inizialmente non ero troppo convinto, temevo potesse essere una distrazione per me, inoltre avevo paura che potessero soffrire la quota.
Ma in breve sono spariti anche questi dubbi e così si è messa in moto tutta l’organizzazione, fatta di allenamenti, preparazione bagagli, “preparazione” degli insegnanti e degli allenatori per l’inevitabile periodo di assenza da scuola e dagli allenamenti etc.
Il tutto è diventato molto entusiasmante e divertente.
Col senno di poi posso dire che è stata la decisione migliore che potessimo prendere.
Il trek è andato benissimo e la loro compagnia si è rivelata molto preziosa per tutti:
– le ha aiutate forse a capire meglio la mia passione;
– ha ridotto il mio periodo di assenza da casa;
– mi ha distratto positivamente per tutto il periodo iniziale della spedizione dedicato al trekking, evitando i lunghi e logoranti pensieri dovuti alla solitudine a all’impegno della salita imminente.
Poi, il 25 aprile, ci siamo salutati e hanno iniziato il loro trek di ritorno; li è iniziata la mia spedizione.

Il Lhotse è famoso per la via di salita all’ Everest, ha una bellissima parete che si sale quasi direttamente fino alla cima.
La sua parte più pericolosa è senza dubbio quella tra il CB e il C1, dove l’enorme ghiacciaio precipita per 700 m alla “folle velocità” di 40 cm al giorno: l’ Icefall.
Percorrere questo tratto è un viaggio a sé stante, affascinante, pericoloso e mutevole, perchè ogni volta ha qualcosa di diverso.
Per limitare il numero di passaggi in questo tratto, obbligati dall’acclimamento, abbiamo programmato di salire, lungo il trekking, l’Island Peak, una montagna di 6200 m da cui si ammira l’impressionante parete sud del Lhotse e la piramide scura del Makalu. Un ambiente da sogno!


Nicola Bonaiti si presenta

Sono nato a Padova nel 1968 e ho sempre vissuto a Teolo, un paesino nel cuore dei Colli Euganei, perfetto terreno di allenamento quotidiano. 
Sposato con Michela; tre ragazzine e due cagnoni ad allietare le nostre giornate!
Amante della natura, degli animali e vegetariano convinto.
Appassionato di musica e lettura.
Mi piacerebbe aver ereditato l’orecchio musicale di mamma Vittoria e la “testa alpinistica” sicura e determinata di papà Alfredo.
Dopo aver giocato a rugby  fino a 20 
anni ho cominciato a intensificare l’attività di scialpinismo 
fino a farla diventare la mia passione principale.

Le salite più significative di questi anni nelle montagne di casa sono: Gran Combain, 
Dent d’Herèns, Monte Bianco, Bernina (cresta Biancogratt), M Rosa (cresta 
Signal e Nordend).

Nel 2001 in Ecuador con Michela, mia moglie, tento la salita al Cotopaxi (5.897 m), ma veniamo respinti dal brutto 
tempo. Nasce la passione per le montagne extra europee e per l’alta 
quota. Nel 2005 torno in Ecuador da solo e scalo il Cotopaxi e il 
Chimborazo (6.310 m). Devo rinunciare invece alla cima del Cayambe (5.790 m) a causa del brutto tempo. Nel 2006 salgo l’Aconcagua (6.962 m); qui conosco 
Luca Storoni carabiniere del soccorso alpino di Cortina con il quale 
stringo amicizia. Nel 2007 con Luca mi aggrego a una spedizione 
vicentina diretta al Mc Kinley (6.194 m) e raggiungo la vetta insieme a Luca e Roberto Tremolada di Milano, nuovo prezioso amico e compagno di cordata. Nel 2009, ancora con Luca e Roberto, insieme ad altri amici di Milano siamo in Kazachstan nella catena del Tien Shan a tentare il Khan Tengri (7.010 m); ci fermiamo al C3, dopo aver salito il Pik Chapaev (6.371 m), a causa di un tempo pessimo. Nonostante la difficile rinuncia la spedizione ha portato ancora esperienza e insegnamenti preziosi in vista 
di un prossimo tentativo…

Nel frattempo sono nate le nostre tre figlie, Alice 2003, Anita 2005, Bianca 2006: le mie imprese più’ importanti! Gia’ numerosi, conviviamo da anni con cani di Terranova…l’impegno non manca!

Nel 2011, insieme a Michela, andiamo sul Kilimanjaro in vista dei successivi più impegnativi progetti.Nel 2012 infatti, ancora con Michela andiamo in Russia, nel Caucaso, dove completiamo la traversata dell’Elbrus da nord a sud in completa autonomia salendo le due cime (est 5.621 m e ovest 5.642 m). A seguire, questa volta da solo, proseguo per la Cina e l’11 agosto raggiungo con gli sci la cima del Muztagh Ata (7.565 m).
Condivido gli ultimi giorni di salita con Roberto Marabotto e Alberto Pacellini, alpinisti di Cuneo ancora nuovi preziosi compagni.
In cima con Alberto realizzo che la storia si ripete ed è infatti proprio con Alberto e Alice Cavallera, compagni nella vita oltre che di cordata, che nascono i nuovi progetti.

Nel 2013 è arrivato il momento di tentare un “ottomila” e in settembre, nella stagione post monsonica, partiamo per il Manaslu (8.163 m).
Siamo in quattro: Ali, Albi, Nico e Cip (Daniele Fringuello pure di Cuneo).
Ci accompagna anche Michela che, dopo aver raggiunto il campo 1 a 5.790 m, rientra a casa completando il bellissimo trekking intorno alla montagna.
La nostra salita si ferma il 3 ottobre ai 7.454 m del campo 4 dove a causa del maltempo siamo costretti a rinunciare.
Rientriamo a casa delusi per la mancata cima ma anche arricchìti dall’esperienza e dalla consapevolezza delle nostre possibilità. La nostra piccola squadra è affiatata e più determinata che mai: decidiamo di riprovarci, insieme.

L’autunno successivo con Alice e Alberto spostiamo la nostra attenzione sul Cho Oyu.
La spedizione è positiva, i posti magnifici e il 28 settembre, 16 giorni dopo il nostro arrivo al Campo Base, siamo in cima tutti e tre.
Il nostro sogno è realizzato e la vista da lassù spazia lontano, verso nuovi orizzonti e nuovi obiettivi.

Nell’estate 2016, dopo un anno di stop, i progetti volano in Kirghizistan, vorrei salire due settemila da solo: il Pik Lenin (7.134 m) e il Khan Tengri (7.010 m, ancora lui!). Il 24 luglio, in una notte/mattina di sole e vento, arrivo stanco ma soddisfatto (o soddisfatto ma stanco?) sulla cima del Pik Lenin. Non ho tempo di festeggiare e capire, mi attende subito un’altra fatica e mi sposto all’estremo est del paese per ritrovare una vecchia conoscenza. La parete nord del Khan Tengri mi sembra più alta e ripida e minacciosa di quella lasciata nel 2009… Ho pochi giorni e il 2 agosto, in una splendida giornata di sole, salgo subito in un solo balzo fino ai 5.600 m del C2, sono acclimatato e mi basterebbero altri due giorni di bel tempo… Esatto, mi basterebbero. Invece nevica e tira vento. Aspetto inutilmente per 30 ore una schiarita prima di rinunciare e scendere. Non credo tornerò.

L’esperienza comunque intensa lascia segni contrapposti: da un lato la fatica e la delusione e forse un accenno di stanchezza, dall’altro le emozioni difficili da descrivere, una cima da valorizzare e apprezzare e il desiderio inconfessabile di ritornare, ancora, sulle montagne alte.
2017?
Si, 2017.
Ho l’occasione di unirmi alla spedizione di Mario Vielmo diretto al Lhotse (8.516 m). Dopo il crollo del seracco del 2014 e il disastroso terremoto del 2015 Mario, insieme a Sebastiano Valentini di Canazei, riprova a salire il suo undicesimo ottomila.
Per me la possibilità di realizzare il mio secondo sogno sopra gli 8.000 metri.
Ci accompagnano Michela ,Alice, Anita e Bianca che cercheranno di raggiungere il campo base dell’Everest.
Le ragazze sono veramente super e il 23 aprile raggiungono il loro obiettivo a 5.300 m.
In più il 25 siamo insieme in cima al Khala Pattar a 5.550 m, un piccolo record per la loro età!
Noi intanto il 20 aprile abbiamo salito l’Island Peak (6.189 m) come inizio di acclimatamento, primo 6.000 per Andrea Mosconi che ci accompagna nel trekking. Questo ci permetterà di evitare una delle tante salite lungo la temibile Ice Fall.
Dopo due salite di acclimamento, la prima fino ai 6.400 m del C2 e la seconda fino ai 7.100 m del C3, partiamo il 22 maggio diretti alla cima.
Il 22 arriviamo a C2, il 24 a C3, il 25 a C4 (7.800 m) e il 26, dopo 15 lunghe ore di salita, io e Mario siamo in cima da soli. Sebastiano purtroppo ha deciso di tornare indietro per un principio di congelamento. Servono 5 ore per tornare a C4. Il 27 scendiamo fino a C2 e il 28 rientriamo in 8 ore al base. Usciti dall’Ice Fall possiamo finalmente festeggiare!!!

Felice? Credo di si.

Alta quota

Non è la prestazione l’unico obiettivo, non sono alla ricerca di primati né ho pretese di viaggi di esplorazione in terre incontaminate.
Sono le emozioni individuali, uniche, che esploro salendo lentamente verso l’alto.
E’ un viaggio di ricerca in un ambiente severo, spesso ostile, dove fatica e disagio mettono a dura prova le proprie sicurezze e le relazioni umane.
Ma è proprio nell’alta quota, dove i pensieri si fanno confusi e ogni passo e ogni singolo gesto costano indescrivibile fatica, che emerge la vera natura di ciascuno di noi e, immersi nell’essenzialità e nella purezza, si creano indissolubili legami.